Quando arriva una diagnosi di cancro, ad esserne sconvolto non è solo il corpo ma anche la mente.
Si subiscono trasformazioni che incidono sulle sensazioni, i pensieri, le motivazioni, le prospettive future e il senso di efficacia.
Successivo alla fase di urgenza ed emergenza in cui si cerca di intervenire sul problema, è necessario e importante intraprendere un lavoro di consapevolezza e ricostruzione.
L’acqua, in questo, può essere di grande aiuto e può “ammorbidirne” ogni passaggio.
Con Eleonora Pisoni, educatrice acquatica professionista, abbiamo creato un approccio integrato che vede la psicologia affiancarsi all’educazione acquatica per accompagnare, curare, rieducare, riabilitare, scoprire e recuperare il benessere psicofisico di chi ha un vissuto oncologico.
Il lavoro in e attraverso l’acqua va’ sempre valutato con l’equipe medica e ri-educativa di riferimento. In generale viene sconsigliato in fase strettamente terapica, nell’immediato post-operatorio (per la presenza di micosi o ferite a rischio infezione), in caso di insufficienza cardiaca o respiratoria grave, incontinenza e in caso di alcune forme tumorali.
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L’ACQUA COME METAFORA DI VITA
L’acqua rappresenta trasformazione, fluidità, possibilità.
Nella malattia ci insegna che anche quando tutto sembra fermo, qualcosa dentro di noi continua a scorrere.
In acqua, questa verità diventa esperienza.
Muoversi, respirare, affidarsi: il corpo ritrova fiducia nel proprio ritmo. L’acqua accoglie senza chiedere nulla, semplicemente sostiene.
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L’ACQUA COME ALLEATA NEL PERCORSO PSICOLOGICO
Il contatto con l’acqua riduce stress e ansia, migliora la qualità di vita, la percezione di sé in quanto corpo – emozioni – risorse – pensieri – relazioni.
La mente, immersa, si apre a un senso di leggerezza e quiete.
Spesso in acqua emergono emozioni silenziose.
L’accoglienza all’interno di un gruppo piccolo e il movimento dolce creano un luogo di ascolto, dove ognuno può lasciarsi sostenere, anche dagli altri.
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IL CORPO DOPO LA MALATTIA
Dopo un intervento o una terapia, il corpo cambia: cicatrici, dolori, timori. L’acqua alleggerisce, contiene, riduce il carico e offre nuovi gesti possibili.
Ritrovare il corpo e lavorare sulla propria immagine corporea è anche un processo che coinvolge la psiche. Ogni piccolo movimento in acqua può diventare un atto di fiducia verso se stessi.
Il corpo, immerso, ricomincia a raccontarsi.
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IL CORPO-ACQUA COME SPAZIO DI RINASCITA
La persona che ha vissuto la malattia può sentirsi estranea al proprio corpo.
L’acqua favorisce la riconciliazione: è un contenitore simbolico e reale di vita.
Quando il corpo si lascia cullare, accade qualcosa di profondo: il respiro si armonizza, la mente si calma, il corpo “sa” che può fidarsi di nuovo.
Ogni immersione è un piccolo atto di rinascita.
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L’ESPERIENZA CONDIVISA
Lavoro principalmente con piccoli gruppi, perché nell’acqua la relazione diventa cura.
C’è chi sostiene, chi si lascia sostenere: tutti si incontrano nel fluire.
Nel gruppo nasce appartenenza e speranza.
L’esperienza condivisa aiuta a rielaborare la paura e il dolore, permette di prendere consapevolezza e dare nuovo significato alla propria storia.
In acqua nessuno è solo.
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DALLA CURA ALLA CONSAPEVOLEZZA
Il percorso psicologico aiuta a integrare l’esperienza della malattia, a riconoscere le proprie risorse, a dare valore a ciò che si è diventati.
L’acqua accompagna questo cammino con delicatezza: ogni respiro, ogni movimento è presenza, fiducia, vita che scorre.
Nel fluire, la persona ritrova se stessa.
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Conclusione
L’acqua accoglie, sostiene, trasforma e CURA. Nel suo abbraccio, corpo e mente si riconnettono e si rigenerano.
Due professioniste, un approccio integrato al benessere e alla rinascita.
💙🧡 Se senti che questo percorso potrebbe parlarti, puoi scriverci: ti accompagneremo con delicatezza e rispetto dei tuoi tempi.
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Silvia Mimmotti, Psicologa e Consulente di Psiconcologia – Eleonora Pisoni, Educatrice Acquatica Professionista
