Il cancro può complicare il quadro sintomatico e la qualità di vita di una persona con demenza o con altre malattie neurodegenerative.
La compresenza di tali patologie rende il percorso diagnostico-assistenziale ancora più complesso poiché può avvenire un mascheramento dei sintomi tumorali e i trattamenti oncologici possono aggravare lo stato cognitivo nel paziente.
Per la famiglia ricevere una doppia diagnosi genera un senso di smarrimento e profonda difficoltà: come gestire la vita quotidiana e l’organizzazione dei trattamenti oncologici? Parlare o non parlare della diagnosi?
La comunicazione tra il paziente, i familiari e i medici diventa cruciale per prendere decisioni informate riguardo alle terapie e per elaborare un piano di cura che metta al centro il benessere di chi ne è affetto e dei suoi cari.
D’altro canto, anche chi non ha disturbi neurocognitivi può avere sintomi di “annebbiamento cognitivo” (chemofog) causati dalle terapie oncologiche e può esserne particolarmente spaventato pensando ad una irreversibilità del problema.
Ad oggi, in ambito oncologico, viene data ancora troppa poca attenzione alle valutazioni delle funzioni cognitive se il paziente non ha già una diagnosi di deterioramento. E il paziente con cancro viene poco allertato (e quindi tranquillizzato) rispetto alla reversibilità di certi sintomi.
Proviamo a fare chiarezza.
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Che cosa si intende per demenza
Con il termine “demenza” si indica una “sindrome”, ossia un insieme di sintomi che si manifesta con un deterioramento progressivo delle funzioni cognitive (quali memoria, linguaggio, ragionamento, capacità di pianificare e organizzare) tali da compromettere le abituali attività della vita quotidiana.
Esistono varie forme di demenza, le principali sono: Alzheimer, demenza vascolare, Fronto-Temporale e a Corpi di Lewy.
Se ad una persona con malattia neurodegenerativa viene diagnosticato anche il cancro, la situazione si complica.
I sintomi, già complessi, si aggravano; la qualità di vita peggiora e anche per il caregiver e il personale sanitario diventa più difficile gestire/trattare/aiutare il paziente.
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Aspetti da considerare se subentra un cancro
Se una persona che vive con la demenza sviluppa un tumore può essere utile valutare:
- il suo esame di realtà: percepisce adeguatamente le informazioni e gli stimoli che la circondano?
- il grado di compromissione cognitiva: riesce ad elaborare informazioni complesse?
- livello di “insight”: è consapevole della sua situazione clinica?
- le risorse emotive: riuscirebbe a sostenere questa consapevolezza?
È un terreno molto delicato, in quanto secondo il “principio di autonomia” il paziente ha il diritto all’informazione diagnostico-terapeutica. Ma, per il “principio del non nuocere”, è da evitare che ciò peggiori le condizioni di salute del paziente. *
Da qui si possono modulare le nostre azioni: proviamo a capire come coinvolgere la persona, tenendo presente che, al netto delle diagnosi e del grado di compromissione, il nostro ESSERCI è lo strumento più grande che possiamo esercitare.
* COMUNICAZIONE DELLA DIAGNOSI, CONSENSO INFORMATO, AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO nelle demenze, Regione Emilia-Romagna.
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Chi ha demenza è meno probabile che sviluppi tumore
Fortunatamente però sembra esistere una relazione inversa tra malattie oncologiche e demenza.
Ossia l’incidenza dei tumori, nelle persone con demenze o malattia di Alzheimer, risulta significativamente ridotta.
Gli studi a riguardo sono tanti e in evoluzione. Il direttore del dipartimento di malattie neurodegenerative dell’Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano, Fabrizio Tagliavini, spiega: «Il motivo sembra riguardare la molecola Pin1, che di solito è ‘diffusa maggiormente’ nei malati oncologici, è poco presente nel cervello colpito da demenza».
Il deterioramento cognitivo temporaneo causato dalla chemioterapia (chemobrain) non è progressivo e cronico come quello delle malattie degenerative.
Molti pazienti oncologici in trattamento riportano, allarmati, di avere:
difficoltà di concentrazione e attenzione, alta distraibilità, lentezza nell’elaborare-fissare-richiamare informazioni, meno flessibilità mentale, problemi di memoria, sensazione di affaticamento mentale e annebbiamento (chemofog).
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Chemobrain e chemofog
“Chemobrain” (“cervello chemioterapizzato”) comporta una serie di problemi di memoria, attenzione e concentrazione (chemofog, “annebbiamento da chemio”) che possono verificarsi durante le terapie, in particolare quelle ormonali (con tamoxifene, inibitori dell’aromatasi e l’exemestane) e la chemio.
Questo particolare effetto della chemioterapia ha un notevole impatto psicologico sul paziente inducendo anche sintomi ansiosi o depressivi collegati al timore che sia cronico.
E’ importante tranquillizzarlo perché molti studi riportano che è un fenomeno passeggero dovuto alla tossicità del farmaco e può essere gestito già durante le terapie. Solitamente scompare entro 9-12 mesi dalla fine dei trattamenti.
Se riscontri sintomi simili, parlane con il personale sanitario di riferimento.
Solitamente si interviene con: allenamenti cognitivi mirati, tecniche di rilassamento e supporto psicologico. Raramente si ricorre all’utilizzo di farmaci.
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Post in collaborazione: Silvia Mimmotti, Psicologa – Sonia Sassi, Psicologa
