Effetto cocktail party

Immagina di essere ad un cocktail party pieno di gente, ognuno parla di temi diversi con chi ha di fianco. Non conoscendo nessuno, ti aggiri con il tuo bicchiere in mano fra un gruppo e l’altro. Ad un certo punto, una battuta di un ragazzo ti incuriosisce quindi ti fermi e cominci a seguire il discorso. Le altre persone continuano a parlare intorno ma, se vuoi davvero seguire quel tema, dovrai concentrarti solo sulla conversazione prescelta. 

Come è possibile?

Grazie all’ATTENZIONE SELETTIVA.

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Attenzione Selettiva

E’ la capacità cognitiva di concentrarsi su una specifica fonte sonora in un ambiente rumoroso, come una festa, ignorando le altre conversazioni o i rumori di sottofondo (Colin Cherry, 1953).

L’effetto cocktail party è automatico ed è controllato dal nostro orecchio e dal cervello. L’attenzione selettiva può attivarsi volontariamente o automaticamente, in base alla motivazione e all’interesse che ha un determinato stimolo per noi.
L’ascolto selettivo agisce come un filtro escludendo completamente (o quasi) le stimolazioni che interferiscono con quella di nostro interesse ed enfatizzando ciò che cattura la nostra attenzione. 

Questa capacità è fondamentale: per la comunicazione e la vita sociale, infatti ci permette di entrare in contatto con gli altri in maniera efficace anche in situazioni rumorose.
Tende a modificarsi nel corso della vita e, in età anziana, cala drasticamente.

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Gli esperimenti

Lo psicologo britannico Colin Cherry condusse diversi esperimenti negli anni ’50 nei quali, facendo indossare delle cuffie da cui venivano diffuse 2 conversazioni contemporaneamente, invitava le persone a scegliere di ascoltarne una.

Dal libro: “Esperimenti di Psicologia”, ed Zanichelli

Lo psicologo propose diverse varianti. Inviando due conversazioni diverse, una all’orecchio sinistro e uno al destro, chiese di sceglierne una e:
– ripeterla ad alta voce
– trascriverla

I risultati mostrarono che: riuscivano a concentrarsi perfettamente solo sulla prescelta e, di quella ignorata, in memoria non rimaneva alcuna traccia nonostante la corteccia cerebrale l’avesse, in qualche modo, registrata. Ciò è stato dimostrato perché le persone sapevano dire se:
– fosse un suono o un discorso
– il genere del parlante
– la lingua utilizzata

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Una curiosità

Le persone che hanno studiato musica conservano meglio e più a lungo la capacità di ascolto selettivo. Questo grazie alla loro memoria di lavoro uditiva più sviluppata (non alla formazione musicale!).
[studio pubblicato sulla rivista “Ear and Hearing”]

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Silvia Mimmotti, Psicologa